Il centro storico di Ragusa - Il vecchio abitato

Ultima modifica 11 marzo 2018

La ricostruzione dell'antico abitato procedette con maggiore lentezza anche perchè alcune parti rimasero a lungo inedificate, come lo spazio in cui sorgeva il castello, quello attorno alla vecchia chiesa di S. Giovanni e quello ad est dell'abitato, tra il convento dei Cappuccini, e il convento di S. Maria di Valverde in cui si riedificarono solo le chiese. 
Tra i nuovi edifici ci sono le case di Margherita Lorefice, ricostruite nel febbraio del 1694, nei pressi della Porta di Modica, la nuova chiesa del Convento di S. Maria di Gesù, "demolita e devastata dal terremoto" e la nuova chiesa di S. Giorgio, costruita nell'ottobre dello stesso anno, accanto alle rovine della vecchia chiesa, di cui "rimaneva ancora in piedi la porta maggiore con parte dell'affacciata, le cappelle di S. Giorgio e della Natività e parte del Cappellone". 
Questa nuova chiesa, utilizzata per il culto fino al 1739, venne costruita da un gruppo di "murifabri" di Caltanissetta, Geronimo e Santo Giafrè e Michele Nicolosi, incaricati dai procuratori di S. Giorgio di " construere et edificare unum novum templum intus venerabilem Matricem Ecclesiam Sancti Georgii, demolitam et devastatam ab orribilem terraemotum".

Fu soltanto nella seconda metà del secolo XVIII che avvenne una modifica sostanziale dell'assetto urbano che aveva conservato, pressochè invariato, le stesso impianto di stampo medievale precedente al terremoto. 
Nel 1738, venne decisa la ricostruzione della chiesa di S. Giorgio spostandola in una posizione più centrale rispetto all'abitato, nel luogo occupato dalla chiesa di S. Nicola. Del progetto venne incaricato l'architetto Rosario Gagliardi che realizzò in quell'anno "il disegno della nuova chiesa" di cui il 25 ottobre 1739 viene posta la prima pietra. 
Davanti alla nuova chiesa esisteva un ampio spiazzo in cui, prima del terremoto, sorgevano alcuni palazzi appartenenti a D. Fabio Castellet, al Cavaliere di Malta Fra Francesco Arezzo, al barone Campolo ed al Barone di Furmica, che prospettavano tutti sulla "Cioncata", la strada principale della città medievale. 
Crollati col terremoto, i palazzi non erano stati riedificati perchè le famiglie dei proprietari si erano estinte o non risiedevano più a Ragusa.

Per una serie di complesse vicende ereditarie, nella prima metà del secolo XVIII, tutta la zona era di proprietà del Barone di S. Biagio, don Claudio Arezzo Caggio, il quale aveva costruito il proprio palazzo sulla casa del barone Campolo, primo marito della moglie Aloisia Arezzo, lasciando il resto inedificato. 
Alla sua morte il palazzo e l'area circostante vennero ereditati dai figli Giuseppe, barone di S. Biagio e Domenico, barone di Cardinale. 
Quest'ultimo, nel 1742, durante i lavori per la costruzione della chiesa di S. Giorgio, donò alla chiesa di S. Giorgio un orto ed un cortile posti davanti al suo palazzo e confinanti col "piano del barone di S. Blasi", suo fratello, per "edificarvi il piano della detta chiesa", come veniva chiamato allora il sagrato.

Questo fu il primo nucleo della grande piazza che venne completata negli anni successivi, quando anche il resto del vasto spazio aperto, "per uso del signore di S. Blasi" venne acquisito per uso pubblico. 
Attorno al nuovo spazio urbano, nei primi anni del secolo XIX vennero costruiti o ricostruiti i palazzi di alcune delle famiglie più in vista della città come quelli del duca di S. Filippo, Arezzo Grimaldi, costruito nella prima metà del secolo, sull'antico palazzo del barone di S. Biagio, quello coevo di don Giorgio Arezzi Grimaldi, quello edificato alla fine del '700 dal dott. Salvatore Castro, poi passato, nell'800 alla famiglia Capodicasa ed infine il palazzo del barone Ingrassotta, poi la Rocca, edificato intorno al 1845.

Dall'altro lato della piazza invece furono costruiti il Circolo di Conversazione, nel 1858, seguito dal palazzo del marchese Maggiore di S. Barbara, edificato intorno al 1844, quello di don Domenico Arezzo costruito nel 1816, e poi quelli del Can. Cosentini e di D. Saverio Nicastro edificato agli inizi dell'800. L'ultimo intervento di rilievo avvenne agli inizi del secolo XX con l'apertura della "strada Castello vecchio", oggi via dott. Solarino, che provocò lo sventramento del palazzo del duca di S.Filippo e l'edificazione di tutta l'area in cui insistevano le rovine dell'antico castello su cui sorsero il villino Arezzo ed il grande edificio del Distretto militare.


I testi e le immagini sono state estratte dal libro: "I Monumenti del Tardo Barocco di Ragusa" 
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